Pellezzano

PELLEZZANO
Sorto nel 1819, il Comune di Pellezzano comprende cinque frazioni: Pellezzano capoluogo, Coperchia, Capriglia, Cologna e Capezzano, le cui origini sono da ricollegarsi alle invasioni barbariche, alle lotte longobarde e normanne, che spinsero gli abitanti della costa a spostarsi, per ragioni di sicurezza, e a trovare rifugio nell'entroterra ricco di boschi ed anfratti. Ma il suo territorio ha visto anche il passaggio della civiltà etrusca, greco-lucana, picentina e romana, come dimostra il ritrovamento della villa romana di Sava e altri reperti, di indubbio interesse storico-artistico, venuti alla luce in tutta la Valle dell’Irno.
Lo stesso toponimo reca in sé la presenza romana: deriva, infatti, da “fundus Pellitianus” , cioè un fondo appartenente a un patrizio romano di nome Pellitius o Pelitius, come spiega l’aggiunta del suffisso “-anus”.
Prevalentemente agricolo in passato, con forte attività anche della pastorizia, Pellezzano ha visto nascere e svilupparsi l’arte qualificata della lavorazione della lana e della concia delle pelli. Non è un caso, quindi, che lo stemma del Comune raffiguri una pecora su un pettine.

BELLEZZE STORICO – ARTISTICHE
Pellezzano offre al visitatore piacevoli sorprese. Lungo la strada che da Fratte porta a Capezzano, Villa Wenner, di colore arancio-rosato, circondata da uno splendido parco; essa fu costruita nel 1862 da Federico Alberto Wenner, un industriale svizzero, fondatore insieme ad altri suoi connazionali delle industrie tessili MCM Manifatture Cotoniere Meridionali.
L’eremo dello Spirito Santo sulla collina omonima, tra Capriglia e Pellezzano, di antica costruzione, forse medievale come lascerebbe supporre l'abside della chiesa, fu convento degli Agostiniani di Collereto. Il 28 agosto 1653 il Monastero viene soppresso in attuazione della Bolla Instaurandae regularis disciplinae emanata da Papa Innocenzo X per la chiusura dei piccoli monasteri. Tra il ‘600 ed il ‘700 il Monastero si trasforma in Eremo. Attualmente è stato ristrutturato e ospita il Museo d’Arte contemporanea.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

PELLEZZANO
Sorto nel 1819, il Comune di Pellezzano comprende cinque frazioni: Pellezzano capoluogo, Coperchia, Capriglia, Cologna e Capezzano, le cui origini sono da ricollegarsi alle invasioni barbariche, alle lotte longobarde e normanne, che spinsero gli abitanti della costa a spostarsi, per ragioni di sicurezza, e a trovare rifugio nell'entroterra ricco di boschi ed anfratti. Ma il suo territorio ha visto anche il passaggio della civiltà etrusca, greco-lucana, picentina e romana, come dimostra il ritrovamento della villa romana di Sava e altri reperti, di indubbio interesse storico-artistico, venuti alla luce in tutta la Valle dell’Irno.
Lo stesso toponimo reca in sé la presenza romana: deriva, infatti, da “fundus Pellitianus” , cioè un fondo appartenente a un patrizio romano di nome Pellitius o Pelitius, come spiega l’aggiunta del suffisso “-anus”.
Prevalentemente agricolo in passato, con forte attività anche della pastorizia, Pellezzano ha visto nascere e svilupparsi l’arte qualificata della lavorazione della lana e della concia delle pelli. Non è un caso, quindi, che lo stemma del Comune raffiguri una pecora su un pettine.

BELLEZZE STORICO – ARTISTICHE
Pellezzano offre al visitatore piacevoli sorprese. Lungo la strada che da Fratte porta a Capezzano, Villa Wenner, di colore arancio-rosato, circondata da uno splendido parco; essa fu costruita nel 1862 da Federico Alberto Wenner, un industriale svizzero, fondatore insieme ad altri suoi connazionali delle industrie tessili MCM Manifatture Cotoniere Meridionali.
L’eremo dello Spirito Santo sulla collina omonima, tra Capriglia e Pellezzano, di antica costruzione, forse medievale come lascerebbe supporre l'abside della chiesa, fu convento degli Agostiniani di Collereto. Il 28 agosto 1653 il Monastero viene soppresso in attuazione della Bolla Instaurandae regularis disciplinae emanata da Papa Innocenzo X per la chiusura dei piccoli monasteri. Tra il ‘600 ed il ‘700 il Monastero si trasforma in Eremo. Attualmente è stato ristrutturato e ospita il Museo d’Arte contemporanea.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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